Dopo mesi di veti e ricatti, giovedì sera si è finalmente sbloccato l’impasse europeo sulla pur poco ambiziosa minimum tax al 15% per le multinazionali. In Consiglio europeo è arrivato il via libera alla direttiva che include un insieme di norme su come calcolare l’aliquota fiscale minima effettiva in modo che sia applicata in modo corretto e coerente in tutta l’Ue. La misura fa parte di un più ampio disegno di riassetto delle regole fiscali tra i Paesi dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse). L’intesa è arrivata assieme all’ok ai 18 miliardi di aiuti all’Ucraina per il 2023, al Pnrr ungherese e al congelamento del 55% dei fondi Ue a Budapest per violazioni sullo stato di diritto. La Polonia ha rimosso il suo veto.

???????? #EUCO | ⚡⚡⚡ Megadeal confirmed! EU member states approved a compromise on €18 billion for #Ukraine, minimum #tax for big corporations, #Hungary’s #RRP & budget #conditionality. Written procedure has now concluded. #EU2022CZ delivers right up to the last minute! pic.twitter.com/NVvdI2ozEA

— EU2022_CZ (@EU2022_CZ) December 15, 2022

La tassazione minima globale mira a fermare la corsa al ribasso tra Stati sulle aliquote fiscali per attrarre nei diversi territori le ‘big corporation’: secondo il riassetto gli utili dei grandi gruppi, multinazionali o società con un fatturato annuo oltre i 750 milioni di euro saranno tassati comunque almeno per il 15%. Nel disegno Ocse la riforma verrà integrata con un nuovo schema di prelievo fiscale per le multinazionali, basato su una convenzione multilaterale, per far pagare alle ‘big tech’ le imposte sugli utili nei territori in cui sono stati effettivamente generati. In base a una stima dell’Osservatorio fiscale europeo la global minimum tax porterebbe ulteriori entrate fiscali nell’Ue per 83,3 miliardi di euro, 3,1 dei quali per l’Italia (lo studio è del 2021 su dati 2017).