La presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde ha invitato l’Italia a stringere i tempi per la ratifica della riforma del Mes, il meccanismo europeo di stabilità noto anche come fondo salva stati. Dopo che la Corte costituzionale tedesca ha dato via libera all’approvazione da parte di Berlino, l’Italia è destinata a rimanere l’unico dei 19 paesi euro a non aver ancora pronunciato il suo benestare. Sinora il governo Meloni aveva adottato una linea attendista, in continuità con quella di Mario Daghi, subordinata all’esito della valutazione dei giudici tedeschi, “alibi” che ora è venuto meno. “Speriamo che l’Italia ratifichi velocemente la riforma del Mes”, trattandosi di una parte integrante del completamento dell’unione bancaria, ha detto la presidente della Bce. Lagarde ha poi spiegato che, quanto alla relazione fra il Mes e l’Omt, il programma di acquisto di bond della Bce ideato sotto la presidenza di Mario Draghi che richiede la sottoscrizione di un protocollo d’intesa con il Mes, una mancata ratifica non avrebbe impatto sulla possibilità di attivare l’Omt qualora fosse necessario.
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti però ora frema. L’impianto attuale del Trattato istitutivo del Mes “appare non tenere conto del diverso contesto di riferimento e appare opportuno che, a monte, siano valutate modifiche relative al contenuto del Meccanismo”, ha detto oggi, aggiungendo che “come da più parti evidenziato, il Mes ”appare un’ istituzione in crisi e per il momento in cerca di una vocazione. In parte per colpa sua, in parte no, è un’istituzione impopolare. Nessuno fra i Paesi europei ha voluto chiedere la sua linea di credito sanitaria”. “C’è anche il Parlamento, no? Il Parlamento ha dato un indirizzo, non è che io posso andare contro il Parlamento. Adesso il Parlamento si esprimerà ancora e faremo quello che dobbiamo fare” ha ribadito in un secondo momento Giorgetti.
