di Luca Battani

Gentile redazione del Fatto Quotidiano online,

Approfitto di questo spazio per raccontarvi la mia ultima esperienza lavorativa, la quale mi ha fornito diversi spunti di riflessione in merito al tema della disoccupazione giovanile e sulla tipologia di contratti che tuttora regola il mercato del lavoro, in particolare a partire dalla riforma Poletti e dal Jobs Act implementati dal governo Renzi qualche anno fa.

Mi chiamo Luca, ho 25 anni e sono uno studente-lavoratore prossimo al conseguimento della laurea magistrale. Recentemente ho trovato lavoro come magazziniere-scaffalista presso una nota catena operante nella Gdo (grande distribuzione organizzata) nella mia regione d’origine, la Sardegna. Pur non avendo grosse esperienze alle spalle, l’azienda mi ha proposto un contratto part-time di apprendistato della durata di 3 anni che non ho esitato ad accettare, sia perché le condizioni lavorative soddisfacevano le mie esigenze di studente-lavoratore, sia perché di questi tempi è difficile rifiutare un posto di lavoro “sicuro” con tutte le tutele del caso, anche a fronte delle scarse garanzie di trovare in futuro un impiego nel mio campo di studi senza dover per forza espatriare.