Nel passato i documenti legali e gli atti ufficiali venivano scritti su pergamene in pelle di pecora per scongiurare le frodi: questo materiale è infatti dotato di una particolare struttura che rende immediatamente visibile ogni tentativo di cancellare o modificare il testo scritto. Lo hanno scoperto i ricercatori delle università di Exeter, York e Cambridge, analizzando oltre 600 campioni prelevati da quasi 500 documenti redatti in Gran Bretagna tra il 1499 e il 1969.
I risultati dello studio sono pubblicati sulla rivista Heritage Science. “I testi scritti su questi documenti sono spesso considerati di scarso valore storico, perchè utilizzano delle formule stereotipate – spiega il coordinatore dello studio Sean Doherty, archeologo dell'Università di Exeter – ma oggi le moderne tecniche di indagine scientifica ci permettono non solo di leggere il testo, ma anche le informazioni biologiche e chimiche contenute nella pelle.
Come oggetti fisici, rappresentano uno straordinario archivio molecolare attraverso cui esplorare secoli di mestieri, commerci e zootecnica”. Analizzando 477 atti di proprietà redatti tra il XVI e il XX secolo, i ricercatori hanno dimostrato che quasi tutti erano stati scritti su pelle di pecora e non di capra o vitello, perché ben 622 sui 645 campioni analizzati presentavano proteine animali specifiche delle pecore.
