Avrebbe desiderato un «periodo più tranquillo» dopo la sua dipartita dal potere, e invece per Angela Merkel è arrivato il tempo delle grandi accuse. Più di altri leader mondiali, più di Obama, più dei francesi, più di Trump, la responsabilità del nuovo disordine mondiale viene addossata a lei, come disastroso effetto a catena della linea e delle scelte portate avanti in 16 anni di potere. Dalla guerra in Ucraina all’eccessiva dipendenza dal gas russo, dal fallimento degli accordi di Minsk alla sostanziale «miopia» di fronte alla pericolosità di Putin, che si sarebbe riarmato con i proventi petroliferi, tutti vogliono delle scuse. E la sua eredità mai davvero interpretata dall’uscita di scena, un anno fa, sembra diventare più oscura ogni giorno che passa.
Da gestrice delle crisi a causa delle crisi. Un j’accuse che sembra tanto la ricerca di un capro espiatorio. Situazione che hanno costretto l’ex cancelliera, dopo mesi e mesi di silenzio, a rompere l’inquieto pensionamento nell’Uckermark e a tornare sui giornali, per per spiegare i suoi ultimi tentativi “di arginare Putin, quando ormai tutti sapevano che sarei andata via in autunno”. Non sostenuta dall’America, né da Macron.
La guerra in Ucraina
