Sarebbe ingiusto lasciare che passi inosservato quel che papa Francesco ha detto in merito alle terribili vicende ucraine di novant’anni fa, mercoledì scorso, al termine dell’udienza generale. Il Pontefice ha esplicitamente citato l’Holodomor, da lui definito senza giri di parole «lo sterminio per fame del 1932-33 causato artificialmente da Stalin». Ha poi invitato a pregare per le vittime di quel «genocidio» e ad un tempo «per tanti ucraini, bambini, donne e anziani che oggi soffrono il martirio dell’aggressione». Nei fatti ha suggerito una esplicita comparazione tra la carestia in Ucraina «causata artificialmente» dai russi all’inizio degli anni Trenta, e quel che i pronipoti di quegli stessi russi stanno provocando ai giorni nostri nel Paese di Zelensky. Per non lasciare spazio a dubbi, due giorni dopo, papa Francesco ha riproposto il paragone con l’Holodomor in una pubblica «lettera al popolo ucraino», nella quale si è detto «ammirato» del «buon ardore» di quel «popolo audace e forte, un popolo che soffre e prega, piange e lotta, resiste e spera… un popolo nobile». E «martire». Proprio così: «un popolo martire».
L’Ucraina da Stalin a Putin
Papa Francesco ha ricordato l’Holodomor, lo sterminio per fame pianificato da Stalin. E il vescovo di Kiev accusa Putin di voler fare adesso qualcosa di simile | Editoriale di Paolo Mieli per il Corriere






