L’ultimo della lista è Philip Roth. Le due biografie in uscita sul grande scrittore americano morto tre anni fa potrebbero essere decisive per farlo precipitare sotto la mannaia della «cancel culture», quella cultura della cancellazione parente stretta del politicamente corretto che negli ultimi mesi ha visto moltiplicare gli episodi. Una questione molto complicata, in cui il rischio di fare confusione è altissimo, da una parte e dall’altra: dal lato di chi i gesti li compie (facendo di ogni erba un fascio), ma anche dal lato di chi li critica. Perché liquidare questa onda di politicamente corretto solo come una follia è altrettanto sbagliato. Vorrebbe dire spostare l’attenzione dal punto centrale: se ci concentriamo sugli episodi che fanno discutere, perdiamo di vista i motivi che ci hanno portato a questo, cioè secoli di divisioni, ingiustizie verso minoranze, svalutazioni nei confronti di questa o quella cultura. Ecco perché è importante valutare caso per caso, episodio per episodio. Consapevoli del fatto che nessuno è così puro da permettersi di oscurare qualcun altro, come spiegano nell’episodio di oggi del podcast «Corriere Daily» Roberta Scorranese e Viviana Mazza con il contributo dello scrittore Antonio Scurati.
Politicamente corretto: dittatura o tutela dei più deboli? Il podcast
Negli ultimi mesi si sono moltiplicati gli episodi (anche violenti) di revisione storica e culturale su avvenimenti e personaggi: una tendenza con una sua logica che spesso però diventa perversa, come spiegano Roberta Scorranese, Viviana Mazza e Antonio Scurati. Poi Irene Soave racconta un effetto inatteso della popolarità di TikTok
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