di Stefania Rotondo
L’ideologia di Nicholas John Spykman ispira ancora oggi la politica estera americana e condiziona le sorti del mondo. Dal secondo dopoguerra le parole d’ordine americane sono ‘dominare i mari’. Da un certo momento in poi la conquista dell’Heartland, che ha unito il Mediterraneo con l’Indo-Pacifico, non è bastata più e si è aggiunto l’obiettivo di conquistare i mari più strategici del mondo per neutralizzare la Russia, da sempre dominatrice dal Mar Baltico fino quasi alla California, e che ora ambisce al Canale di Suez, e quindi al Medio Oriente e al Nordafrica.
La Crimea per la Russia a tale scopo è fondamentale. È in tale ottica che Vladimir Putin punta alla sopravvivenza della Federazione e se continuerà a sentirsi minacciato, la guerra si farà sempre più cruenta. Lo zar ha parlato sempre più spesso della guerra ucraina come prodotto dello scontro tra la Russia e l’Occidente multipolare imputando a quest’ultimo l’anelito dell’annientamento russo. Ma nel discorso che ha tenuto qualche giorno fa al Valdai Club ’22 pare aver teso una mano a un accordo, al fine di ‘risolvere le contraddizioni per un nuovo ordine mondiale, per orchestrare l’armonia della civiltà umana’. Ai più esperti le parole di Putin paiono aver aperto a una possibile soluzione non definitiva al conflitto, ma che potrebbe portare a una de-escalation o a una tregua. Ma non solo. Potrebbero essere ricollegate all’auspicio ‘rosso’ dello zar che le elezioni di Midterm americane potrebbero innescare in merito al compromesso.
