Martedì, negli Stati Uniti si vota per le elezioni di metà mandato. E il problema, con i voti americani, è sempre lo stesso: non funzionano nel modo in cui siamo abituati a veder funzionare le elezioni, chi prende più voti vince. I voti, nelle elezioni americane, non basta prenderli. Bisogna vedere dove li si prende. Non solo: per come funziona il sistema, le Camere non vanno a rinnovo tutte insieme, ma frammentate, divise, scaglionate.
Proviamo a fare un po’ di chiarezza sul voto di martedì, su cosa c’è in gioco e su cosa guardare per capire davvero come stanno andando le cose.
Cosa sono le elezioni di Mid Term
Sono elezioni che si tengono, più o meno, due anni dopo l’elezione del presidente. Vengono considerate quasi un referendum sulla Presidenza in corso. In realtà non è una percezione del tutto corretta, sia perché i padri costituenti le hanno concepite pensando più a un freno di emergenza che a un referendum, sia perché, comunque, negli ultimi decenni il loro valore di “referendum” si è molto annacquato.
È grossomodo dai tempi di Jimmy Carter (con l’eccezione di George W.Bush) che non si verifica la circostanza di un presidente in carica il cui partito vince le elezioni di metà mandato. E poiché non succede mai, nessuno alla cosa dà peso. Anche perché poi, la storia e la statistica insegnano che (con le eccezioni di George H. Bush e di Donald Trump) i presidenti che pure perdono le elezioni di metà mandato, poi, quando si ricandidano, vincono senza troppi patemi.
