di Matteo Maria Macrì

Solo poche righe per cercare di mettere insieme due generi molto diversi tra loro: la farsa e la tragedia. E’ argomento dibattuto il sempre più diffuso ricorso ai “gettonisti” negli ospedali pubblici. Un gettonista, figura già presente nella maggior parte dei paesi europei, è un medico impiegato al posto del personale in organico, per riempire i turni scoperti in ospedale. L’alternativa italiana sono da sempre le ore extra e non retribuite.

Per chiarezza espositiva bisogna fare una serie di considerazioni partendo da lontano.

Pur essendo ancora un giovane medico, posso riferire che durante gli anni di studi, tra le materie più appassionanti per la maggior parte degli studenti, vi sono quelle considerate più impegnative: chirurgia, urgenze, rianimazione ecc. L’accesso a tali specializzazioni un tempo era considerato elitario. Ricordo con quale ammirazione guardavo gli specialisti di questi reparti, sembravano degli eroi ai miei occhi da novizio. Ma già durante i miei studi le cose iniziavano a cambiare; queste grandi branche non erano più seducenti, al contrario pareva che la dermatologia fosse diventata la materia più interessante mai esistita. Ma come mai questo cambiamento epocale? Come mai si era passati dall’ambire a fare un triplo bypass coronarico ad imparare a fare una mappatura dei nei? Senza nulla togliere all’importanza di quest’ultima, il cambiamento era abbastanza netto.