La prima a smentirla, martedì pomeriggio, è stata la deputata dem Marianna Madia. Mercoledì è arrivata anche la precisazione di Enrico Zanetti, ex deputato di Scelta civica e viceministro dell’Economia del governo Renzi, che l’argomento lo conosce bene perché nel 2014 era caduto anche lui nell’errore e l’Agenzia delle Entrate gli aveva riservato una risposta piccata. Gli addetti ai lavori che gravitano intorno all’amministrazione finanziaria tacciono, ma la frase di Giorgia Meloni sulla necessità di “una modifica dei criteri di valutazione dei risultati dell’Agenzia delle Entrate“ li ha fatti saltare sulla sedia. Perché quello che ha detto la premier durante il discorso programmatico alla Camera, sostenendo che quei criteri vanno “ancorati agli importi effettivamente incassati e non alle semplici contestazioni, come incredibilmente avvenuto finora“, parte da presupposti falsi. Un attacco al fisco senza fondamento, dunque, che strizza l’occhio a chi considera la lotta all’evasione un intralcio all’attività economica. Tutto torna visto che il nuovo governo intende esordire con un condono (in linea con il predecessore), innalzare il tetto all’uso del contante e concentrare le azioni di recupero su “evasori totali, grandi imprese e grandi frodi sull’Iva”, quando in Italia il nero è un fenomeno di massa, pervasivo tra i lavoratori autonomi.
Evasione, Meloni attacca le Entrate ma sbaglia: la valutazione dei risultati è già legata alle cifre incassate (non alle contestazioni) - Il Fatto Quotidiano
La prima a smentirla, martedì pomeriggio, è stata la deputata dem Marianna Madia. Mercoledì è arrivata anche la precisazione di Enrico Zanetti, ex deputato di Scelta civica e viceministro dell’Economia del governo Renzi, che l’argomento lo conosce bene perché nel 2014 era caduto anche lui nell’errore e l’Agenzia delle Entrate gli aveva riservato una risposta …
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