L’inflazione colpisce molto più duramente le famiglie meno abbienti, che giocoforza devono destinare una quota maggiore del proprio reddito a beni di prima necessità. La controprova arriva dall’Istat, che lunedì ha aggiornato le stime sull’andamento dei prezzi a settembre confermano la stima preliminare sull’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (+8,9% anno su anno) e rivedendo lievemente al ribasso a +10,9% l’andamento del carrello della spesa, che resta comunque a livelli mai raggiunti dall’agosto 1983.

Ordinando le famiglie in base alla loro spesa “equivalente” (per tener conto della numerosità di ciascun nucleo) l’istituto le ha suddivise in cinque quinti di pari numero: il primo comprende le famiglie con spesa mensile equivalente più bassa, generalmente le meno abbienti, l’ultimo quelle con la spesa mensile più alta. L’inflazione generale nel terzo trimestre del 2022 (+8,9%) continua ad essere in buona parte determinata dai prezzi dei beni energetici e accelera rispetto al secondo trimestre a causa per lo più dei prezzi dei beni alimentari e, in misura più contenuta, degli stessi Beni energetici e dei servizi. “Poiché i beni incidono in misura maggiore sulle spese delle famiglie meno abbienti e viceversa i servizi pesano maggiormente sul bilancio di quelle più agiate“, spiega Istat, “l’inflazione è in accelerazione per tutti i gruppi di famiglie ma continua a registrare valori più elevati per le famiglie del primo gruppo rispetto a quelle del quinto”.