MILANO - L'inflazione è una tassa che colpisce duro in Italia, confermano i dati Istat relativi al mese di settembre. Ed è una tassa tutt'altro che progressiva, anzi per le famiglie che hanno minore capacità di spesa (e quindi, tendenzialmente, sono più "povere") ha un valore assai più elevato che per quelle che spendono di più (per approssimazione, dunque, più "ricche"). Se si prendono i nuclei italiani e li si divide in cinque fasce, si scopre che i meno abbienti sono stati e sposti a rincari dell'11,6% nel terzo trimestre dell'anno, mentre per i più facoltosi ci si è "fermati" al 7,6%. Insomma, ci sono quattro punti percentuali di distacco e la forbice si sta allargando.

Elementi che fanno il paio con gli inviti che da più parti (da ultimo, dal Fondo monetario internazionale) sono rivolti ai governi riguardo alla necessità di mirare le misure di sostegno proprio sulle fasce più vulnerabili, in modo da rispondere al caro-energia ma preservare insieme i conti pubblici.

Domenico Fanizza (Fmi): “Il governo stia attento alle spese in deficit. Aiuti solo ai deboli”

dal nostro inviato Paolo Mastrolilli

12 Ottobre 2022