L’unico difetto che sicuramente Lorenzo Fontana non ha è quello di non dire quello che pensa. Il nuovo ministro della Famiglia e della Disabilità non nasconde le sue idee, ma le spiattella urbi et orbi con enfasi e convinzione. Il problema, casomai, sono le idee che professa. Lui le attinge a piene mani dalla tradizione cristiana, riletta in salsa leghista, come difesa ad oltranza dell’identità, dell’appartenenza culturale, della tutela dalle ondate migratorie.

Sono questi i temi che fanno di Fontana, vicesegretario federale della Lega Nord, vicesindaco di Verona e da due mesi uno dei quattro vicepresidenti della Camera dei deputati, uno degli esponenti di spicco del tradizionalismo cattolico declinato in chiave politica, che però guarda più al Fronte Nazionale di Marine Le Pen (“È un’alleanza storica che ho contribuito a stipulare”), che al Vaticano o alle professioni di solidarietà universale di Papa Francesco.

Giovane, assertorio e apparentemente monolitico. Fontana ha 38 anni è nato a Verona, è laureato in Scienze Politiche e ha una figlia. A sposarlo non poteva essere che un sacerdote tradizionalista (“senza tradizione non c’è progresso”), nel caso si tratta di Vilmar Pavesi, brasiliano trapiantato in Italia e consacrato con la Fraternità di San Pietro, che lo stesso prete ha così definito: “Sono quei cattolici che erano seguaci del vescovo Lefebvre e con un accordo con Giovanni Paolo II hanno accettato l’autorità del papa, mantenendo però il rito tridentino”.