Sono uno dei tantissimi italiani che avrebbe desiderato un risultato diverso alle elezioni. Ma sono anche uno dei tanti che non avrebbe mai barattato una sconfitta della destra con un’alleanza cementata solo dall’anti-melonismo. Abbiamo già dato! Ce le ricordiamo le alleanze uliviste con 17 sigle e i programmi-enciclopedia pieni di pistolotti incomprensibili ed illeggibili, buoni solo a tenere tutti uniti, almeno fino al voto?

La verità è che le condizioni numeriche per unire tutti e battere la destra c’erano anche quest’anno. Mancavano però le condizioni politiche: ce lo immaginiamo un governo Calenda-Renzi-Letta-Conte? Non sarebbe mai nato e se anche fosse partito avrebbe avuto vita breve e avrebbe presto riconsegnato l’Italia a una destra ancora più forte di quella che oggi si accinge a governare. Basta quindi con i rimpianti. Guardiamo avanti. Coloro che oggi si oppongono a Meloni hanno l’obbligo morale e politico di fare chiarezza sulle proprie strategie liberandosi definitivamente dal tentativo di tenere insieme tutto e tutti. E al centro di questa operazione-verità sta oggi il Pd con il suo congresso.

Pd, Bonaccini: “Mi candiderò alla segreteria se capirò che può essere utile. Dopo il voto, indispensabile discutere con il M5s”