Dopo l'incontro a Palazzo Madama, il segretario del Pd Enrico Letta (s) e il capogruppo Dem al Senato, Andrea Marcucci, sono arrivati insieme, a piedi, nella Sala Capitolare della biblioteca del Senato, in piazza della Minerva, per l'assemblea dei senatori, Roma, 23 marzo 2021. ANSA/CLAUDIO PERI

“Fidatevi di me. Sono tornato per scrivere insieme un pezzo di storia. Non vi chiamerò mai ex, siamo tutti Democratici”. È emozionato Enrico Letta quando varca di nuovo la soglia di Montecitorio dopo sette anni di assenza. “Mi sento come la madre del film ‘Goodbye Lenin’ che si sveglia molti anni dopo, ma io cercherò di capire come è cambiato il mondo”, scherza. L’occasione però è seria, e lo sa. L’assemblea dei deputati, a cui seguirà quella dei senatori. Ordine del giorno: sostituire i capigruppo con due donne: “Irricevibile una prima fila di soli uomini”, quella è roba da Orban, non può essere il biglietto da visita per un grande partito europeo.

Ed è buona la prima: il segretario supera la linea del Piave, sgretola lo scoglio più visibile delle correnti, incassa un grimaldello per accedere alle truppe parlamentari. Graziano Delrio, con un discorso alto in cui rivendica il “pluralismo” dei deputati, acconsente subito: “Non è una questione personale, mi faccio da parte, la sfida di genere è la mia”. Avrà voce in capitolo sulla successione, dove Debora Serracchiani è un po’ più favorita di Marianna Madia. Al Senato, il dimissionario Andrea Marcucci si prende 24 ore per riflettere se ricandidarsi, ma (quasi) tutti giurano che alla fine non lo farà. Alle spalle c’è un accordo politico che Luca Lotti ha blindato nel suo primo faccia a faccia con Letta. Il ministro della Difesa Lorenzo Guerini è impegnato in una visita in Somalia, ma la linea tra i due è condivisa. I nuovi capigruppo saranno due donne.