Il Regno Unito si ferma per raccogliersi nel lutto della perdita di Elisabetta II, il cui regno è stato il più lungo nella storia della monarchia britannica. I sindacati annullano gli scioperi, il parlamento chiude i battenti, le pagine dei giornali si riempiono di tributi in memoria della regina, il lutto spazza via anche la crisi energetica, la stagflazione, la Brexit e la guerra in Ucraina. Ed è giusto che sia così. E’ Liz Truss, il nuovo primo ministro, che nel suo tributo alla regina riassume l’ampiezza della perdita. Truss la definisce la roccia su cui poggiava la nazione. Elisabetta questo complimento non lo ha ereditato ma lo ha conquistato, giorno dopo giorno dedicando tutta la sua vita al servizio del Regno Unito.

Una vita fuori dal comune che avrebbe potuto essere completamente diversa. Elisabetta finisce in prima posizione nell’asse ereditario dopo l’abdicazione dello zio, re Edoardo VIII. Il re rinuncia alla corona per sposare la due volte divorziata Wallis Simpson. E’ il dicembre del 1936. La seconda guerra mondiale è alle porte e la nazione ancora si lecca le ferite della prima. Sono tempi bui. Si racconta che la madre di Elisabetta pianse quando le venne annunciata la notizia, colei che diventerà la tanto amata regina madre avrebbe preferito una vita più leggera per la primogenita ed una più libera per il ramo cadetto dei Windsor. La corona pesa, non tutti la sanno portare, soprattutto non tutti la vogliono indossare.