Chiamatelo l’Arco della Pace ritrovata. O, quanto meno, dell’armistizio. In piazza Sempione è mezzanotte passata da poco. La luce dei caselli daziari è soffusa, ma sufficiente a svelare quello che accade al cospetto del monumento napoleonico. Non troppo, invero. Il caldo è soffocante, gli avventori pochi e sudati. Boccheggiano seduti sui bordi dello slargo, molti tengono in mano un bicchiere. Bottiglie, non se ne vedono. Il vetro è bandito . All’Arco della Pace la birra si beve alla spina.

Un ambulante lancia in aria una girandola tentando di riprenderla al volo. I riflessi sono quelli che sono. Due ragazzi non trattengono una risata. Uno di loro estrae una sigaretta e armeggia con l’accendino. Invano. L’ambulante, dal campionario variegato, tenta di venirgli incontro. «Bro, tre euro per un Bic? — la risposta di rimando — Te lo puoi tenere». All’Arco della Pace, si sa, anche le fiammelle si pagano caro.