A più di due anni dall’inizio della discussione in commissione Giustizia, la legge per l’autoproduzione di cannabis, che prevede la possibilità di coltivare 4 piante per uso personale, il rafforzamento del concetto di lieve entità e l’eliminazione delle sanzioni amministrative sempre per l’uso personale, è approdata alla Camera dove i deputati si apprestano a votarla prima del passaggio al Senato. Il voto era previsto per il 13 luglio, ma l’attività di ostruzionismo della Lega ha poi portato a un ulteriore rinvio. Non si tratta di una vera e propria legalizzazione e non si creerebbe un vero e proprio mercato come avvenuto in decine di Stati Usa, Canada e Uruguay, ma secondo i promotori sarebbe un modo concreto per iniziare a cambiare le cose e dare la possibilità a pazienti e consumatori di prodursi la propria cannabis, senza alimentare la criminalità organizzata che detiene il monopolio del commercio. In Italia, ad oggi, non è un reato consumare cannabis ma lo è produrla.

Nel resto dei Paesi europei la discussione è basata sul merito delle varie proposte, con i governi che analizzano le enormi potenzialità di un mercato che rientra nella legalità che in Usa si è affermato come il volano che sta creando più posti di lavoro in assoluto (430mila a tempo pieno ad inizio 2022), e discutono di un nuovo approccio nei confronti degli stupefacenti che si basi sull’educazione invece che sulla repressione, con Malta che ha di recente autorizzato l’autoproduzione di cannabis, il Lussemburgo che vuole seguirne l’esempio, e la Germania dove il governo sta andando avanti con l’idea di legalizzare la cannabis entro la fine della legislatura dando il via ad uno dei più grandi mercati globali.