Stiamo toccando il fondo, da tutti i punti di vista. Sul piano della politica politicante il panorama è più che mai deprimente. La geniale strategia di Enrico Letta, imperniata sulla rottura dell’alleanza coi Cinquestelle, sta portando il Pd in un vicolo cieco che agevolerà la vittoria annunciata della destra a guida Meloni. Non è poi un grosso danno, dato che in fondo i programmi dell’uno e dell’altra si equivalgono, a parte qualche chiacchiera incoerente del primo sui diritti civili.
Non resta al sereno Letta che sperare nell’abitudinarismo bovino del suo elettorato, in parte convinto in buona fede che, dopo aver avallato per tanti anni le peggiori porcherie, si possa rispolverare il vessillo dell’antifascismo. Ma l’antifascismo è un’altra cosa. Esso fu espressione di una lotta di massa contro il regime che aveva portato il Paese in una guerra disastrosa e, al termine di una stagione gloriosa, portò, per la prima volta nella storia italiana, all’instaurazione di una effettiva democrazia e al varo della Costituzione repubblicana, che afferma per prima cosa che l’Italia è una Repubblica basata sul lavoro.
Zingaretti: “Oggi impossibile accordo nazionale coi 5 Stelle, ma ha sbagliato chi era nel governo e ha usato solo picconi contro alleanza Pd-M5s”
