di Mario Pomini*

I partiti e i partitini cominciano a presentare i loro programmi elettorali in vista delle prossime elezioni autunnali. Tra i tanti capitoli che verranno presi in considerazione non può certo mancare quello della scuola e dell’istruzione. Il mondo scolastico coinvolge quasi un milione di elettori/elettrici e dunque conquistare il loro consenso diventa un asset importante per ogni strategia elettorale.

Mi è capitato per le mani il programma di Azione, il ricercato e molto attivo partitino creato dall’infaticabile Carlo Calenda, che si propone come la novità tra le due rive, la destra e la sinistra. Speravo di trovare qualche idea importante e invece la lettura del programma di Azione mi ha colpito non per ciò che contiene, ma per quello che non contiene. In particolare, manca una qualche proposta per i protagonisti della scuola, i docenti, che mi pare siano totalmente ignorati. Ecco alcuni punti, non tutti.

Il programma di Calenda si apre con il progetto di un forte contrasto all’analfabetismo funzionale e alla dispersione scolastica. Queste due piaghe affliggono, come è noto, la società italiana, ma si tratta di compiti che appartengono, per così dire, ai servizi sociali. Certo, la scuola può contribuire ma in maniera indiretta. Se gli adulti italiani non leggono, è forse colpa della scuola?