La disorganizzazione sanitaria non può più permettersi di porre i cittadini di fronte a emergenze sanitarie come quelle che abbiamo avuto in questi due anni di pandemia. Ci sono troppi fili scoperti da sostituire, perché ormai ricoprirli come è stato fatto più volte non porterebbe a un miglioramento dell’assistenza. Prima bisogna ripartire dall’università e dalle scuole di specialità. Bisogna liberarle, almeno fino a quando non si coprono le esigenze di carenza medica. Farei degli studi di territorio da variare periodicamente per assegnati numeri di accesso: se mancano pediatri al sud apriremo più posti di pediatria. Un sistema simile ai notai con numeri ovviamente maggiori.

Basilare, secondo me, per ricostruire un Sistema Sanitario Nazionale che è stato considerato fra i migliori al mondo, è partire dalla medicina del territorio. Orari limitati, segreterie telefoniche e segretarie che nell’emergenza del primo accesso non hanno più senso. Case di continuità come centri intermedi inutili fra lo studio del medico del territorio e gli ospedali. Strutture costose che divengono doppioni senza capo né coda.

Partiamo dagli orari. Variano molto tra i massimalisti e quelli che si “accontentano” di non esserlo: non è più possibile. Devono essere disponibili almeno quanto gli ospedalieri.