Per il secondo anno consecutivo il ministero dell’Istruzione disattende i buoni propositi della legge n. 178 del 30 dicembre 2020. L’art. 1, al comma 510, recependo le istanze del Coordinamento Nazionale per il ripristino dei corsi Jazz nei licei musicali, prevedeva infatti, si legge testualmente, di “ampliare l’offerta formativa dei licei musicali e consentire l’attivazione dei corsi a indirizzo jazzistico e nei nuovi linguaggi musicali”, ma ambo i decreti attuativi, l’ultimo dei quali pubblicato il 27 luglio in gazzetta ufficiale, hanno di molto ridimensionato la portata dell’intervento: i corsi a indirizzo jazz e pop/rock non saranno, anche per il prossimo anno scolastico, di tipo curricolare ma extracurricolare.

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Non quindi nuove classi di concorso, nuove cattedre da assegnare ai laureati in discipline jazzistiche e pop/rock dei conservatori di musica statali ma corsi pomeridiani extracurricolari (spesso affidati a docenti non specificamente formati) che, oltre a non garantire ai diplomati liceali le giuste competenze richieste al momento dell’ingresso nei dipartimenti jazz e pop/rock dei conservatori, per il secondo anno consecutivo non tengono conto della disparità di trattamento riservata ai laureati in discipline jazzistiche e nei nuovi linguaggi musicali del comparto Afam (Alta formazione artistica, musicale e coreutica). A questi ultimi infatti, a differenza degli omologhi in discipline classiche, viene ancora oggi precluso l’insegnamento del proprio strumento sia nei licei musicali che nella scuola secondaria di primo grado: uno stato dell’arte che a sua volta non tiene conto del sostanzioso incremento di iscrizioni che la creazione dei dipartimenti jazz e pop/rock ha potuto garantire ai conservatori di musica statali.