Maozedong aveva parlato dell’imperialismo come “tigre di carta”, ma ebbe la fortuna di non conoscere Enrico Letta e i suoi occhi di tigre. Lo spettacolo offerto dalla nostra classe politica è abitualmente penoso, ma lo risulta ancora di più di questi tempi, sia per l’approssimarsi vertiginoso delle elezioni, sia per l’evidente e ridicola sproporzione tra questi personaggi accomunati dalla cifra del patetico esasperato, e i problemi che abbiamo di fronte noi comuni cittadini: siamo alle prese con una guerra della quale non si intravvede nessuna possibile conclusione ma che potrebbe in ogni momento degenerare in un conflitto generalizzato e irrefrenabile, con una crisi ambientale e climatica che sta peggiorando in modo irrecuperabile la qualità della vita di noi tutti, in una crisi pandemica che continua a dilagare senza che sia stato fatto nulla di concreto per potenziare le strutture addette alla salvaguardia della salute, in una crisi del lavoro che da asse portante della Repubblica si è trasformato nella vittima predestinata della sua crisi irreversibile.
Caos aeroporti, i sindacati chiedono un potenziamento degli “asset coinvolti” in vista di agosto. Ma agosto è già alle porte
Quest’ultimo punto è fondamentale. Il vero contenuto dell’agenda Draghi cui un po’ tutti si richiamano è in fondo costituito dalla volontà di liquidare definitivamente il lavoro, cui da molti decenni vengono inflitti colpi gravi e dolorosi su tutti i piani, ma che coll’ascesa al governo del divino banchiere viene letteralmente martirizzato. In tal modo però si impedisce ogni vera possibile ripresa del nostro Paese che verrà da chi lavora e non certo dagli evasori fiscali e contributivi e dagli esponenti della finanza parassitaria. Si sa che l’Italia è, forse al pari colla Grecia, l’unico Paese europeo dove il potere d’acquisto di lavoratrici e lavoratori peggiora costantemente e dove addirittura il padronato si lamenta delle blande misure di soccorso sociale consistenti nel cosiddetto reddito di cittadinanza, perché in qualche modo impedirebbero un totale e selvaggio sfruttamento della forza-lavoro, dato che qualcuno sarebbe, a suo buon diritto, tentato di percepirne l’importo anziché lavorare da schiavo, magari per una retribuzione uguale o inferiore. E’ del resto noto che la nostra classe imprenditoriale, con quale sparuta eccezione, ha sempre preferito abusare dei salariati che competere su altri terreni, come l’aumento della produttività legato alla ricerca e all’avanzamento tecnologico, che sono senza dubbio più ostici e faticosi, e soprattutto richiedono una politica pubblica che, come le altre, in Italia non esiste più da tempo.
