di Luigi Manfra*

L’inflazione in Europa, a giugno 2022, ha toccato l’8,6%, un livello record. La stima è stata resa nota da Eurostat. A incidere sulla crescita dell’inflazione è stata l’energia, comparto nel quale l’aumento su base annua è stato del 41,9%. L’Italia, nello stesso mese, ha registrato un aumento più contenuto pari all’8% annuo.

Le proiezioni a medio termine degli esperti europei indicano, comunque, una rapida riduzione dell’inflazione che passerebbe da un incremento dei prezzi del 6,8% nel 2022, al 3,5% nel 2023 e al 2,1% nel 2024. Nonostante l’attuale fiammata inflazionistica, i tassi di interesse, almeno in termini reali, cioè al netto dell’inflazione, continuano ad essere molto bassi, limitando, in tal modo, il costo del debito pubblico. In un recente articolo di lavoce.info, si ipotizza che i bassi tassi di interesse dipendano non soltanto dalla politica monetaria espansiva adottata da qualche anno dalle principali banche centrali, ma anche da aspetti più strutturali delle economie avanzate, quali un eccesso di risparmio dovuto all’invecchiamento della popolazione. È molto probabile che, al di là delle oscillazioni attuali, i tassi di interesse di equilibrio di lungo periodo continueranno a rimanere bassi anche in futuro.