È passata solo una settimana da quando Sergio Mattarella ha sciolto le Camere, e già sembra un’eternità, per il brulicare di movimenti e sommovimenti politici che sono seguiti. E non c’era dubbio sarebbe stato così: dopo un anno e mezzo di unità (più o meno) nazionale, lo scioglimento è un “rompete le righe” che riavvia il sistema dal pre-gara per il posizionamento iniziale.
In effetti, di tutti i poteri del Presidente della Repubblica, lo scioglimento anticipato delle Camere è il più drammatico, nei presupposti e negli effetti. Ma è anche quello che meglio illumina il ruolo del Capo dello Stato nel sistema. “Organo di moderazione e di stimolo nei confronti di altri poteri – parla la Corte costituzionale, nella sentenza del 2013 sulle intercettazioni a Napolitano –, che esercita le sue funzioni non sostituendosi agli organi politici, ma avviando e assecondando il loro funzionamento, oppure, in ipotesi di stasi o di blocco, adottando provvedimenti intesi a riavviare il normale ciclo di svolgimento delle funzioni costituzionali”.
Quando scriveva questo, la Corte aveva in mente proprio il potere di scioglimento delle Camere: per riavviare – appunto – il normale ciclo costituzionale. Per resettare il sistema, quando si blocca. Riavvia. Reset and restart. Riattivando il canale essenziale della democrazia rappresentativa: quel canale che va dagli elettori al (nuovo, a questo punto) Parlamento.
