Tra il 2016 e il 2020 il reddito medio delle famiglie a prezzi costanti è aumentato del 3,7%, ma è «ancora inferiore di quasi 8 punti percentuali rispetto al picco raggiunto nel 2006, prima delle ultime tre recessioni che hanno colpito l’economia», osserva Bankitalia. Il reddito disponibile medio familiare nel 2020, misurato con il vecchio campione, è stato di 32.383 euro. Con il nuovo, invece, che intercetta meglio i ricchi, sale a 39.343 euro: si va dai 12.301 euro medi per le famiglie dove la persona di riferimento non lavora, ai 28.961 euro dove è un pensionato, ai 41.279 euro dove è un dipendente, ai 70.963 euro dove è un autonomo. Forti anche le differenze territoriali (27.448 euro il reddito medio al Sud, 45.418 nel Centro-Nord) e per titolo di studio (26.494 fino alla licenza elementare, 79.044 con la laurea). L’aumento del reddito è stato eterogeno: più forte nel primo e nel quinto quintile, cioè agli estremi (più poveri e più ricchi), e tra i lavoratori autonomi e tra i non occupati. L’indice di Gini, che misura la diseguaglianza dei redditi è rimasto sostanzialmente invariato (33,3%) rispetto al 2016, secondo i vecchio campione, mentre utilizzando quello nuovo risulta del 39%, un livello molto alto, paragonabile a quello degli Stati Uniti. Sia col vecchio che col nuovo campione diminuisce invece la quota di individui a basso reddito (inferiore al 60% di quello mediano), scendendo dal 23% a circa il 21,5%, grazie appunto ai sostegni strutturali e temporanei messi in campo nel quadriennio considerato.