Indagati per riciclaggio, finanziamento illecito, bancarotta e corruzione. E perfino arrestati con l’accusa di voto di scambio politico-mafioso alla vigilia delle ultime amministrative di Palermo. Giorgia Meloni ha ripetuto che il successo di Fratelli d’Italia nei sondaggi nazionali (a oggi è il primo partito) dipende dalla sua “classe dirigente” sui territori che, a suo dire, “è pronta per governare il Paese”. Le inchieste giudiziarie che negli ultimi anni hanno coinvolto molti esponenti di Fratelli d’Italia da Nord a Sud però raccontano anche un’altra storia.
Tant’è che Meloni ha affidato al suo fedelissimo Giovanni Donzelli, responsabile organizzativo di FdI, il compito di fare pulizia nel partito in vista delle elezioni politiche del 2023. Un compito arduo per il deputato toscano visto che negli ultimi mesi sui territori – e in particolare al Sud – il partito meloniano ha imbarcato parlamentari e amministratori locali provenienti da Lega e Forza Italia poco controllabili, ma in grado di portare pacchetti cospicui di preferenze. Un’arma a doppio taglio: un modo per crescere velocemente in tutta la penisola ma senza fare troppa selezione della classe dirigente in ingresso. Questa scelta negli ultimi mesi ha portato a diverse inchieste della magistratura su esponenti di Fratelli d’Italia.
