È l’ultimo artigiano al mondo che costruisce ancora a mano, uno a uno, pianoforti da concerto. Un maestro che il mondo ci invidia, con le sue opere d’arte (tali sono i suoi pregiatissimi strumenti a coda), amate da alcuni dei più grandi interpreti del pianismo mondiale: da Vladimir Ashkenazy a Radu Lupu. Eppure oggi, nel dramma della pandemia, è proprio questa sua unicità, che non permette di incasellarlo in alcuna categoria, ad averlo reso una sorta di fantasma per lo Stato. Con il rischio concreto e drammatico, di perdere con lui, un intero patrimonio di conoscenza. Anzi, un antichissimo e prezioso mestiere.