È l’ultimo artigiano al mondo che costruisce ancora a mano, uno a uno, pianoforti da concerto. Un maestro che il mondo ci invidia, con le sue opere d’arte (tali sono i suoi pregiatissimi strumenti a coda), amate da alcuni dei più grandi interpreti del pianismo mondiale: da Vladimir Ashkenazy a Radu Lupu. Eppure oggi, nel dramma della pandemia, è proprio questa sua unicità, che non permette di incasellarlo in alcuna categoria, ad averlo reso una sorta di fantasma per lo Stato. Con il rischio concreto e drammatico, di perdere con lui, un intero patrimonio di conoscenza. Anzi, un antichissimo e prezioso mestiere.
Luigi Borgato, l'ultimo artigiano costruttore di pianoforti: «Per lo Stato non esisto, così muore un mestiere»
È rimasto l'unico al mondo a progettarli dal disegno al palcoscenico (e i suoi strumenti sono amati dai più grandi interpreti), ma per l'Italia è un fantasma: «Durante la pandemia due assegni da 600 euro». L'appello ai privati: «Donate un'opera di alto artigianato per salvare la cultura»
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