Se ne sono dette tante, in più di tre mesi, sulla guerra in Ucraina. Affermazioni spesso destinate soltanto ad alimentare l’ego di qualche aspirante neo-influencer, più o meno effettivamente salito poi alle luci della ribalta. È capitato con i virologi durante l’emergenza del Covid, e succede adesso con gli analisti di geopolitica. A causa di questo meccanismo – che evidenzia lo stato di pessima salute del sistema informativo – sia sul Covid che sulla guerra ne abbiamo sentite di tutti i colori.

Ma la cosa interessante è che, sulla guerra, soltanto un’affermazione vede d’accordo Putin e i paesi della Nato, come anche i sostenitori dell’una o dell’altra parte. Questa affermazione su cui tutti sono d’accordo è che si tratterebbe di una guerra fra l’Occidente liberale da una parte e l’Oriente con un modello socio-culturale alternativo dall’altra.

L’Occidente è arrivato impreparato all’appuntamento con la storia: tutti parlano di vittoria, nessuno di pace

Seguendo tale visione, una delle argomentazioni più forti utilizzate dai sostenitori dell’Ucraina (e della Nato) è proprio che si tratta di difendere la democrazia occidentale contro l’autoritarismo orientale.

Eppure, ci troviamo di fronte a una delle poche cose che non si sono veramente dette su questa guerra. Cioè che l’unica visione che mette d’accordo tutti non corrisponde più al vero.