Un economista che stimo, Daniel Cohen, presidente dell’Ecole de l’Economie di Parigi, ama citare spesso Henri Bergson, il quale aveva detto a proposito della Prima Guerra Mondiale, che appariva prima che scoppiasse “allo stesso tempo come probabile e come impossibile”. Vale lo stesso oggi. Putin ha aperto il vaso di Pandora. La Nato si è blindata ad est. Domenica 19 giugno si è conclusa l’esercitazione navale “Baltops 2022” organizzata dal comando delle forze navali Usa in Europa che ha visto mobilitati 45 navi, 75 aerei e 7500 uomini di 14 paesi aderenti all’Alleanza (non l’Italia), coi russi che a loro volta hanno schierato una sessantina di navi da guerra. Sfoggio di muscoli, in nome della deterrenza (reciproca), in un’area sempre più strategicamente cruciale, mentre in Ucraina infuria un conflitto violento e devastante. Infine, come ciliegina sulla torta della tensione internazionale, ecco la piccola Lituania che osa sfidare l’Orso russo. Per l’Europa, ormai, si aggira lo spettro di un gigantesco caos (un tempo, lo spettro era quello del comunismo…). L’escalation ricorda tanto la crisi dei missili di Cuba, a cominciare dall’aggressività dei toni – mediatici, informatici, diplomatici – tra Occidente e Russia. Sono trascorsi sessant’anni e le analogie si amplificano. Purtroppo.
Blog | Kaliningrad, a Putin basta un pretesto per dichiarare guerra alla Lituania - Il Fatto Quotidiano
"Stiamo camminando su un filo di rasoio. Né Mosca né Washington vogliono tagliarsi i piedi". L'analisi di Leonardo Coen
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