Ho incontrato Gigi Di Maio un’unica volta, a Trieste, nel 2016, in occasione della conclusione della campagna elettorale per il no al referendum di Renzi. Mi fece la sensazione di un ragazzo sveglio, pure troppo, che capiva le cose al volo. Lui capì perfettamente, in particolare, perché ero con loro, in quel momento e per quell’occasione. Anche oggi, eccezionalmente, stiamo dalla stessa parte: sull’Ucraina, per me, ha detto cose di puro buonsenso, siamo andati troppo oltre nel sostegno a Zelensky per tirarci indietro proprio adesso. Inutile agitarsi come fa Conte, per mostrare un distacco di principio da Draghi: non funziona, specie per le Comunali. Tanto vale restare nel gruppo, con la Meloni e tutto, anche solo per poter chiedere che prima o poi, meglio prima che poi, finalmente si cominci a trattare e si metta fine al macello. Eppure, detto questo, non capisco a che gioco stia giocando, il Gigi. Per tutto il pomeriggio si sono rincorse voci su una scissione dal Movimento guidata da lui e sulla formazione di un gruppo parlamentare di suoi seguaci.

M5s, la scissione di Di Maio: quasi 50 firme per il nuovo gruppo. Di Battista: “Ignobile tradimento governare con tutti per le poltrone”