L’autoritarismo è un termine tecnicamente riferibile a tre fenomeni, distinti ma strettamente intrecciati: le personalità, le ideologie e i sistemi politici. Theodor Adorno individua, nel famoso studio del 1947, le personalità autoritarie come figure tendenzialmente obbedienti verso le persone di status superiore e manifestanti spregio verso chi appartiene a gruppi di status inferiore; rigide nel pensiero e convenzionali verso i valori dominanti. La scala F utilizzata per misurare il livello di autoritarismo è stata per anni denominata anche scala del fascismo.

Adorno e i suoi colleghi ritenevano che alcuni tratti della personalità molto marcati predisponessero le persone a essere maggiormente vulnerabili e attratte dalle idee antidemocratiche. Le ideologie autoritarie sono caratterizzate, invece, dalla strutturazione gerarchica della società e danno per scontata l’idea che esista una stratificazione sociale e economica naturale in cui i ricchi (e potenti) devono essere sempre più ricchi (e potenti) e la distanza tra loro e resto della popolazione debba restare immutata (o ampliarsi). I sistemi politici autoritari, infine, sono caratterizzati da un progressivo accentramento del potere politico in poche mani e dalla svalutazione anche morale delle sedi della partecipazione politica, in primis il Parlamento. Ogni autoritarismo, da quello più eclatante a quello più mascherato, costituisce sempre una forma di abuso pericolosissima per la democrazia e per la crescita economica e sociale di una nazione. Con il controllo della pubblica opinione attraverso la propaganda televisiva ai tempi di Berlusconi, la sottrazione di potere nazionale a favore della finanza da parte di Monti e il continuo ed esasperato ricorso allo stato di emergenza per la gestione della pandemia, l’autoritarismo è diventato ormai da tempo un tratto distintivo del governo del Paese.