di Jakub Stanislaw Golebiewski, presidente associazione Padri in Movimento

Alessandro, mi piange il cuore, siamo addolorati e incazzati perché non sei riuscito a sfondare in tempo quel muro infame di pregiudizi che, crollato improvvisamente, ha schiacciato la vita di tua figlia, la piccola Elena. Colei a cui era affidata e che agiva indisturbata sotto la protezione di quel muro te l’ha portata via per sempre. Ti senti male, ci sentiamo male, impotenti dinanzi a coloro che continuano a tutelare un ideale piuttosto che mantenere un doveroso silenzio per un’anima innocente che non c’è più.

Qualcuno potrebbe dirti e scriverti che non hai fatto abbastanza per tua figlia, che non hai saputo proteggerla così come non sei riuscito ad interpretare i segnali di una donna e madre problematica e violenta. Potrebbero accusarti di essere stato incapace o superficiale nel leggere i campanelli d’allarme e sei scappato “abbandonando” tua figlia nelle mani della carnefice. Chi arriverà a dire o scrivere ciò deve essere mandato a quel paese!

Bambina uccisa a Catania, il padre: ‘Sua madre è un mostro, ha preso Elena dall’asilo un’ora prima perché aveva premeditato l’omicidio’

Viviamo in un sistema dove, nel momento in cui si chiede aiuto per le violenze subite e riscontrate da parte dell’altro genitore, prima ti etichettano come “conflittuale” e poi ti stritolano condannando te e i tuoi stessi figli a vera e propria violenza istituzionale, in cui il carnefice viene magicamente trasformato in vittima e chi dovrebbe essere protetto continua a subire violenza con il rischio di tragico epilogo. La cronaca nera di questo paese ci restituisce giornalmente tragedie che potevano essere evitate se tutti avessero fatto il loro dovere, ad ogni livello.