Il fattore tempo sta diventando cruciale nella guerra di Putin, che lo ritiene una variabile totalmente a suo favore nell’escalation bellica come in quella propagandistica, di ora in ora più violenta e minacciosa contro l’Occidente, l’Europa, l’Italia. Forte della lenta, contrastata ma progressiva avanzata nel Donbass all’insegna della distruzione totale ed indiscriminata, come testimoniano i raid decuplicati su Severodonetsk, che stronca platealmente qualsiasi spiraglio negoziale o ipotesi di tregua. Rigettando così ogni responsabilità per l’emergenza del grano, nonostante le razzie russe e la distruzione mirata dei granai, sull’Ucraina e i suoi alleati occidentali.
Sull’invio delle armi, nonostante il ridimensionamento della gittata adottato da Biden con l’intenzione esplicitata di non dare adito all’accusa di voler ampliare il conflitto, Putin ha dichiarato che “hanno l’unico risultato di estendere il conflitto più a lungo possibile” con la minaccia, se verranno inviati missili a lungo raggio, “di colpire quelle strutture finora risparmiate dalla guerra”. Intanto, anche se non sono stati inviati i missili a lungo raggio, Kiev è stata nuovamente colpita con un attacco missilistico dal mar Caspio a poche ore dalla dichiarazione tragicomica, presumibilmente ed auspicabilmente ad uso interno, “la Russia non è preoccupata dall’invio di nuove armi all’Ucraina perché le schiaccia come noci”.
