di Pietro Francesco Maria De Sarlo

Mi spiace questa volta di non essere d’accordo con Travaglio ma l’articolo sul Corsera, a firma Monica Guerzoni e Fiorenza Sarzanini, sui putiniani d’Italia proprio non riesco a prenderlo sul serio. Mi pare più il segno di una triste deriva del giornalismo italiano con delle vene di comicità surreali, che credo involontaria, frutto della pochezza intellettuale della epoca in cui tristemente sopravviviamo.

Leggo: Quello degli ucraini bollati come “neonazisti” è un filone molto battuto dai sostenitori di Putin e spesso rilanciato da Alberto Fazolo. È un economista e pubblicista che in tv e su Facebook ha sostenuto che “i giornalisti uccisi in Ucraina negli ultimi 8 anni sono 80 e questo numero elevato è correlato alla presenza di formazioni paramilitari di matrice neonazista”. In realtà, evidenziano gli analisti, “i giornalisti uccisi a partire dal 2014 sono circa la metà, ma il post di Fazolo ha registrato moltissime condivisioni sia su profili Facebook filorussi, sia su canali Telegram”. Ma che volevano dire le giornaliste? Che fino a 40 giornalisti uccisi si è una democrazia occidentale scevra da neonazisti e a 80 no? Basterebbe questo, ma c’è dell’altro.