Ancora una volta si torna a pensare alle sanatorie. Ma siamo certi che sia un buon modo per aiutare il Paese? Se lo chiede Ferruccio de Bortoli nella sua consueta analisi su L’Economia in edicola domani gratis con il Corriere della Sera. La necessità di un colpo di spugna viene rimessa saul tavolo anche per sgravare gli uffici dell’Agenzia delle Entrate, assediati da milioni di atti che non si riusciranno mai ad eseguire con il risultato di avere somme in bilancio fittizie.
Ma lasciare che un singolo contribuente possa beneficiare di una serie illimitata di sconti fa a pugni con la sensibilità di chi ha pagato fino all’ultimo centesimo pur di rispettare la legge. L’intervento dovrebbe essere invece finalizzato ad aiutare solo chi è stato realmente danneggiato dal virus. O sarà come sempre un condono.
Lo Stato imprenditore
Se la strategia fiscale di cui si riparla in queste ore suscita forti perplessità, anche quella per il rilancio dell’economia solleva qualche dubbio. Il settimanale mette in risalto il rischio di «troppo Stato nelle imprese». Il cosiddetto «Patrimonio Rilancio» gestito dalla Cassa Depositi e prestiti ha una imponente dotazione e può intervenire praticamente in ogni ambito. Ma un’analisi del regolamento solleva qualche dubbio sulle finalità di interventi che apriranno le porte aziendali a un azionista molto ingombrante. Lo Stato infatti non è un investitore come un altro e la sua presenza come investitore politicizza di per sé la gestione di un’impresa.






