Chi si accontenta gode, il conosciuto adagio, è un falso! Almeno nella filosofia aziendale e manageriale. Sono quindi giustificati tutti quelli, anche nei media e tra gli intellettuali, che continuano a sostenere la saggezza della massima perché non hanno mai ragionato in termini di “obiettivi variabili”.

E’ vero che gli obiettivi, in un qualsiasi processo di budget, sono definiti ad inizio esercizio sociale (anno di lavoro) e, pertanto, se raggiunti definiscono un successo. Ma è altrettanto certo che, se nel corso dell’anno, ci si rende conto che “quegli obiettivi” erano stati sovrastimati o sottostimati rispetto alla reale portata dei risultati raggiungibili, devono essere cambiati in maniera tale da limitare (in taluni casi addirittura annullare), nel caso in cui non vengano centrati, l’enfasi e gli alibi di “quelli che si accontentano”.

Il budget non è una profezia, ma una previsione fatta sulla base di una simulazione che tiene conto di ipotesi e non di certezze.

La qualificazione Champions per il Napoli era un obiettivo stabilito ad agosto sulla base delle seguenti ipotesi:

1. da due anni non si qualificava per partecipare alla massima competizione europea;