Giorni inquieti. Una serie di domande si affollano nella mente. Fino a dove vuole spingersi Putin? Fino a dove vuole spingersi Zelensky? E che cosa hanno intenzione di fare la Nato e gli Usa?
L’aggregazione della Svezia e della Finlandia nella Nato sarà una buona mossa? O non è una provocazione estrema? Inviare le armi a Zelensky vuol dire sostenere l’eroica resistenza ucraina o significa mettere le basi di una guerra sempre più lunga e sempre più pericolosa che ha l’obiettivo di ridimensionare la Russia o di far cadere Putin? E quanti morti ancora sarà necessario contare? Quanti giovani soldati? Quante persone anziane? Quante donne? Quante bambine? Quanti bambini?
E le opinioni pubbliche occidentali quanto a lungo resteranno passive? E quella italiana? Quanto a lungo dobbiamo assistere, in silenzio, a decisioni prese senza un’adeguata discussione? Senza una valutazione collettiva dei rischi che l’Europa e l’Italia stanno correndo? Rischi economici gravi; rischi di diventare il bersaglio di un attacco russo; rischi che non sarebbero sventati, se non a parole, dall’alleanza con gli Usa: quanto a lungo dovremo rimuovere la consapevolezza di questi rischi, ammantandoli sotto la retorica dell’eroica resistenza per la libertà?
