“Ciao”: che vuol dire la parola più tipica della lingua italiana? Originariamente era semplicemente “schiavo vostro”, a titolo di cortesia, una forma di saluto. Ma da dove deriva? Dal latino no, in latino schiavo si dice “servus”. E allora? Da qualche parte c’è un intero popolo, di gente più ingenua di noi e meno capace di difendersi, il cui nome è “slavi”. Renderli schiavi è abbastanza semplice, e infatti nel Medioevo era un’attività abbastanza diffusa fra le nostre repubbliche marinare. Che giunsero fino a confondere i due concetti (slavo -> slao -> schiao) in un unico termine. Da cui, col tempo, il nostro amichevole “ciao”.

L’idea che a est vi siano popoli inferiori al nostro, destinati dalla natura ad essere schiavi, non è affatto – in Europa – un’invenzione di Hitler. Egli si limitò a metterla in bella forma, a scriverla su libri e manifesti, e a costruirci tutta una politica attorno; a un altro popolo ancora attribuì una natura parassitaria e non-umana, da sterminare fisicamente; e infine si dette da fare per tradurre in pratica entrambe queste brillanti idee. Che non derivavano da una sua eventuale pazzia, né da una malattia storica dei tedeschi, ma erano profondamente presenti nei sotterranei della civile Europa, pronte ad aprire la botola, saltarne fuori come zombie e a mordere chiunque incontrassero.