La questione del giudizio sull’invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito russo impegna da due mesi in estenuanti dibattiti le varie tribù stanziate nel vasto territorio che chiamavamo “Sinistra”, a differenza di destre – da Berlusconi a Salvini – mimetizzate e sottotraccia per ragioni pratiche quanto inconfessabili: far dimenticare le proprie lunghe e lucrose relazioni d’affari con il Cremlino e intermediari vari.
Discussioni soprattutto identitarie con effetti babelici, a dimostrazione che ormai un soggetto complessivo identificabile come “Sinistra” non esiste più. Né potrà essere riportata mai più in vita con i connotati che ce l’avevano fatta riconoscere.
A partire dall’Ottocento centrati su un conflitto di classe che configurava gli schieramenti in campo nell’arena politica (lavoro versus capitale), oggi azzerati dalla transazione post-industriale; in cui – semmai – lo scontro sociale si concentra al vertice della piramide sociale nell’antagonismo tra globalisti e territorialisti (Big Business e Big Pharma transnazionali, in fuga nei paradisi fiscali, contro le nomenclature statali impegnate nel far loro pagare le tasse). Se nei bei dì del “Sol dell’avvenire” l’opzione di fondo a sinistra era il progresso, oggi è la Destra che cavalca l’opportunità tecnologica quale arsenale di strumenti per il controllo sociale e apporto decisivo all’obiettivo di liberarsi dal contrappeso rappresentato dal lavoro “vivo”, da sostituirsi con quello “morto” rappresentato dalle macchine della fabbrica automatizzata.
