Anzitutto, i sondaggi e la legge elettorale. Quest’ultima obbliga oggi a formare coalizioni, indispensabili per essere competitivi nei collegi uninominali. È per questo motivo che chi fatica a ipotizzare alleanze a destra o a sinistra - è il caso di Azione di Carlo Calenda, ad esempio - teorizza il ritorno al proporzionale, magari con una soglia di sbarramento alta, che non sarebbe mal visto neanche dal M5S e da parte del Pd perché renderebbe tutti liberi di fare la propria campagna elettorale puntando sui temi più cari ai rispettivi elettorati e di ritrovarsi dopo di nuovo al governo insieme. Cosa impossibile con questa legge elettorale. Perché, se da un lato può ben accadere che alla fine non ci sia alcun vincitore (è già successo nel 2018), dall’altro lato obbliga i partiti a unirsi e costruire piattaforme programmatiche comuni. E su questo il centrodestra pare nettamente avvantaggiato.
È l'ora del centrodestra. Solo Meloni, Salvini e Berlusconi sono pronti a governare il Paese
Se solo la smettessero di litigare... Tra un anno avrebbero l’onore e l’onere di guidare il Paese. Perché a ben guardare, nonostant...
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