La guerra in corso in Ucraina, che Biden è la Nato vorrebbero continuare sine die, sta evidenziando un forte distanziamento tra forze politiche belliciste e sentimento popolare pacifista. Il Pd appare più che mai in preda a un autentico marasma ideologico. Ne è testimonianza lo sciagurato voto, poi in parte oggetto di pentimento, a favore della nuova Festa degli Alpini in coincidenza colla ricorrenza della battaglia di Nikolajewka, dove il corpo di spedizione italiano in Russia combatté al fianco dei nazisti. Una gravissima offesa – a tutti i giovani italiani, alpini o no, che costretti a partecipare all’infame guerra di aggressione contro l’Unione Sovietica persero la vita da quelle parti. Una tragedia della quale ci sono rimaste le testimonianze autorevoli di protagonisti come Nuto Revelli, Mario Rigon Stern e di Elia Marcelli, che dedicò a quella disgraziata epopea il poema in versi romaneschi dal titolo Li Romani in Russia.

25 aprile, Pagliarulo (Anpi): “Noi filoputiniani? Solo diffamazioni e insulti. Per fermare la guerra in Ucraina serve la politica, non le armi”

Altra testimonianza dell’evidente scombussolamento imperante è la proposta di Radicali e Più Europa di scendere in piazza il 25 aprile colle bandiere della Nato. Provocazione che sicuramente va respinta colla massima risolutezza, dato che la Liberazione è stata opera delle organizzazioni partigiane – non certo della Nato che allora neanche esisteva – e che la guerra mondiale contro Hitler è stata vinta da una coalizione internazionale della quale il principale protagonista è stata l’Unione Sovietica, che ha pagato con venti milioni di vite il proprio contributo a quella vittoria.