Non bastava avere il 60% delle strutture accreditate private. Non bastava che la Regione Lombardia fosse, durante il Covid, la peggior regione italiana come risposta e mortalità. Non bastava inventarsi altre strutture a ponte fra il medico di base e gli ospedali senza avere medici ed infermieri e con costi enormi. Oggi l’assessora Moratti ne ha inventata un’altra con una delibera che peserà sulle casse dei cittadini. Vuole pagare le strutture che rispettano le liste di attesa. Idea ottima, parrebbe, ma il buon padre di famiglia prima di spendere cerca di risparmiare. Capisco perfettamente che in casa Moratti il termine risparmio abbia avuto la fortuna di non doverlo mai conoscere. Ma mi meraviglio come possa scrivere una castroneria simile spendendo soldi dei cittadini.

Diamo un premio alle strutture che rispettano i tempi di attesa? Altri soldi? Non ne hanno già avuti troppi? Ma stiamo scherzando? Occorre andare a monte. Prima controlliamo che vengano fatti visite, esami e interventi indispensabili e non inventati solo per l’interesse di aziende sanitarie che spesso guardano esclusivamente i conti di fine anno dove la salute del cittadino poca importa. Organizziamo un sistema di controlli serio. Solo dalla parte del cittadino. Poi vietiamo il solvente divisionale, cara assessora, che interessa a lei anche perché cosi i cittadini pagano due volte, quelli onesti; la prima con le tasse e la seconda credendo di essere furbi pagando una visita, un esame e a breve un intervento con la quota che la Regione dovrebbe pagare alla struttura.