Più trascorrono le settimane, più i reportage sulla guerra in Ucraina sono diventati un calvario, una vera e propria Via Crucis con i racconti di bombardamenti, eccidi e violenze
devastanti che credevamo retaggio di un passato non più riproponibile. Ci eravamo illusi, sbagliando, che non avremmo più rivissuto quelle scene apocalittiche tornate invece d’attualità. Immagini agghiaccianti e strazianti che ci hanno letteralmente sconvolto. Ecco perché, al di là di tutte le conseguenze anche economiche del conflitto, restiamo sempre più annichiliti ed incerti sul nostro futuro.
Agli albori del Risorgimento
Mai come adesso ci sentiamo molto vicini agli ucraini e ci stiamo impegnando per dar loro il nostro aiuto. Lo facciamo per fini umanitari ma non solo: c’è un po' di riconoscenza soprattutto da quando la guerra in corso si è spostata anche a sud della capitale perché, a ben guardare, tra Odessa e Sebastopoli è decollato il Risorgimento italiano. Se torniamo infatti a rileggere la nostra storia, scopriamo che - dopo i moti carbonari e la Prima guerra d’indipendenza - le nostre aspirazioni di libertà presero corpo proprio in quella penisola sul Mar Nero. Ricordiamo che la mossa vincente di Cavour e del piccolo regno di Sardegna fu quella di entrare a far parte della coalizione franco-inglese-turca che combatteva, tanto per cambiare, i russi.
