I soldati almeno hanno le piastrine di riconoscimento, i bambini nemmeno quelle: così Oleksandra Makoviy ha scritto sulla schiena della figlia il nome e il cognome.
L’avrà buttata sullo scherzo: «Vira, facciamo un gioco». E allora, nel gioco della nuova carta d’identità ucraina, più che digitale potremmo dire epidermica, ambulante, la mamma ci ha messo pure la data di nascita, e il numero di telefono dei genitori. Un gioco maledettamente serio, perché in guerra non si sa mai. La mente di una persona prende vie strane, molto pratiche o quasi aberranti, comunque impensabili in Ucraina fino a quarantuno giorni fa.
