Nella Mosca coinvolta solamente in una ‘operazione militare speciale’ si fa effettivamente fatica a cogliere, a prima vista, che il Paese è in guerra. Si respira un’aria di tensione, tutti parlano della ‘situazione internazionale’, non apertamente dell’operazione per paura della censura, ma regna sovrana l’idea che entro pochi mesi si tornerà alla normalità, spiega il sociologo russo Grigory Yudin, già commentatore di Vedomosti e Proekt, denunciando la difficoltà ad anticipare cosa accadrà se i fatti non confermeranno questa teoria. «È possibile che una parte significativa della società concluda che è troppo tardi per fermarsi e questa guerra sarà infine considerata come esistenziale, da vincere a ogni costo». Per il momento il sistema sembra aver assorbito l’onda d’urto delle sanzioni: il mondo delle imprese considera la situazione come un dato di fatto e cerca di adattarsi velocemente alle nuove condizioni senza troppe discussioni. «Abbiamo cambiato la nostra logistica e adesso facciamo arrivare le nostre spedizioni dalla Bielorussia. È molto conveniente. Possiamo sempre tornare indietro se la situazione si risolvere», è uno dei commenti che cita Yudin, che era stato ricoverato, e arrestato, in una delle proteste organizzate a Mosca dopo l’inizio della guerra.
“Una guerra da vincere ad ogni costo”. Così in Russia stanno vivendo il conflitto con l'Ucraina
Nella Mosca coinvolta solamente in una ‘operazione militare speciale’ si fa effettivamente fatica a cogliere, a prima vista, che il Paese ...
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