Guerra in Ucraina, super inflazione, la pandemia da Covid che non demorde hanno complicato non poco il primo trimestre sia agli investitori azionari che a quelli obbligazionari. L'S&P 500, l'indice delle blue chip americane, ha perso il 5,5%, mentre il Nasdaq ha lasciato sul terreno oltre il 10%. in Europa, lo Eurostoxx 600 è negativo per il 7% circa e il Ftse Mib per il 9,5%. Cali importanti si sono registrati anche nel settore delle obbligazioni, con una flessione del 5,6% nel Treasury e del 7,8% delle emissioni investment grade, quelle più solide, secondo i calcoli di Bloomberg che evidenziano come una flessione così marcata sia nell'equity che nei bond non si vedeva dal 1980.
Tutto sommato per le azioni non è stato un trimestre devastante, seppur negativo, non come il -20% registrato nel 2020 dopo lo scoppio del Covid nei Paesi Occidentali, ma visto nel complesso, il basket degli investimenti ha perso, a livello globale, oltre 3.000 miliardi di dollari complice il percorso di inasprimento dei tassi da parte della Federal Reserve, che non alzava il costo del denaro dal 2018.
Il mercato azionario per ora sta reggendo, dopo che l'S&P 500 ha sofferto uno scivolo del 13% dal picco precedente, mentre gli indici Nasdaq 100 sulla tecnologia e Russell 2000 dedicati alle small cap sono entrati in area ribassista (bear market) con un calo del 20% per poi iniziare a riprendere grazie in parte alla speranza le azioni possono fungere da copertura contro l'inflazione (7,9% a febbraio negli Usa, 7,3% in Germania e 10% in Spagna a marzo), che ha provocato un rimbalzo del mercato nelle ultime due settimane con le azioni che hanno generalmente fatto meglio delle obbligazioni (dati al 30 marzo).
