L'inflazione in Italia sale per il nono mese consecutivo. Secondo le stime preliminari fornire dall'Istat, infatti, a marzo l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, ha registrato un aumento dell'1,2% su base mensile e del 6,7% su base annua (dal +5,7% del mese precedente). L'istituto nazionale di statistica ha precisato che un tale livello di inflazione non si registrava dal luglio 1991.

Anche questo mese, sono i prezzi dei beni energetici non regolamentati a sostenere l'ulteriore crescita (la cui crescita passa da +45,9% di febbraio a +52,9%). Su base annua accelerano in misura ampia i prezzi dei beni (da +8,6% a +10,2%), mentre quelli dei servizi rimangono stabili (+1,8%%); si allarga, quindi, il differenziale inflazionistico negativo tra questi ultimi e i prezzi dei beni (da -6,8 punti percentuali di febbraio a -8,4).

Anche l'inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, accelera a marzo da +1,7% a +2% e quella al netto dei soli beni energetici da +2,1% a +2,5%. L'inflazione acquisita per il 2022 è pari a +5,3% per l'indice generale e a +1,6% per la componente di fondo. L'Istat precisa anche che, secondo le stime preliminari, l'indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) è aumentato del 2,6% su base mensile, prevalentemente per effetto della fine dei saldi invernali, di cui il Nic non tiene conto, e del 7,0% su base annua (da +6,2% di febbraio).