di Monica Valendino

Quotidianamente sui media si legge di, o forse sarebbe giusto dire si auspica, uno spiraglio di pace tra Russia e Ucraina. Purtroppo la situazione andava gestita prima e gli incontri che si stanno avendo tra le parti, al di là delle dichiarazioni di facciata, non fanno altro che confermare che attualmente sul tavolo ci sono soluzioni che potevano e dovevano essere trovate prima di quel fatidico 24 febbraio. La neutralità di Kiev era non solo fattibile, ma anche una delle questioni più semplici da concordare tra le parti visto che schemi attuali già presenti potevano indicare la via.

Purtroppo non è stato così, forse anche perché da parte ucraina si continuava a rimandare ogni incontro, forti probabilmente di avere da anni gli Stati Uniti e la Nato che facevano da scudo protettivo. Zelensky, forse ingenuamente vista la sua poca esperienza politica alle spalle, ha sottovalutato Putin pensando che un’invasione avrebbe portato all’intervento immediato dell’alleanza atlantica e auspicando in una guerra di logoramento con Mosca per i territori contesi del Donbass e della Crimea.

Così non è stato e ora si è arrivati a un punto dove da entrambe le parti si deve ottenere una qualche vittoria da ostentare ai propri cittadini, per giustificare una guerra di questa portata. Per Zelensky questa vittoria si traduce probabilmente se otterrà l’integrità territoriale e la possibilità di entrare nell’Unione Europea. Per Putin il riconoscimento internazionale dei territori già rivendicati che sta cercando di occupare e che andranno dal Donbass fino a Odessa per un naturale congiungimento con la Transnistria, in modo da avere un controllo totale del Mar Nero.